“Il tempo passa e la situazione non è cambiata. Attendiamo da un anno e mezzo che l’annunciata riforma diventi Legge”. Fp Cgil Sicilia torna a denunciare l’immobilismo delle Istituzioni Politiche della Regione sulla vicenda delle II.PP.AA.BB. “Ormai con cadenza quasi quotidiana – affermano il Segretario Generale, Gaetano Agliozzo, e il Segretario Regionale, Massimo Raso, nella lettera indirizzata al Governatore Musumeci, all’Assessore Scavone e ai Capigruppo all’Ars – assistiamo a situazioni a dir poco sconfortanti. A cominciare dall’enorme ritardo nei pagamenti del personale che, a fronte del regolare lavoro svolto, percepisce non in modo puntuale gli stipendi, accumulando anche ritardi che vanno dai 30 ai 40 mesi. Per non parlare di Enti dichiarati estinti da Decreti del Presidente della Regione. Rispetto a questa fattispecie, in osservanza della norma del comma 2 dell’articolo 34 della legge regionale 22/1986, il Comune, dove insiste una Ipab, è chiamato ad assorbire i dipendenti della struttura cessata, facendo salvi i diritti acquisiti in rapporto al maturato economico. Ma, purtroppo, spesso questo non avviene, costringendo così i lavoratori a ricorrere al giudice per vedere riconosciuto il proprio diritto alla immissione in ruolo nei ranghi delle amministrazioni comunali. Ci sono poi realtà dove, vista la situazione di difficoltà economico-finanziaria, le II.PP.AA.BB. di fatto risultano inattive, finendo con il “sequestrare” i lavoratori, costringendoli, paradossalmente, a dover rimanere “agganciati” per anni nella speranza di una soluzione che non arriva mai: senza stipendi e senza ammortizzatori sociali che non sono previsti per le pubbliche amministrazioni. Ed ancora, poniamo l’accento su quei lavoratori prossimi al pensionamento ma penalizzati dal fatto che l’Ente non ha provveduto a versare i contributi. La legge di riforma arriverà chissà quando, ma alcune azioni si potrebbero attivare subito: vigilare (nel caso inviare gli Ispettori) e verificare cosa sia successo dall’estinzione al mancato assorbimento nei Comuni; riconoscere il diritto delle IPAB all’’integrazione economica per le prestazioni socio-assistenziali di rilievo sanitario che le Opere Pie hanno erogato in favore dei propri utenti non autosufficienti in misura non inferiore al 74% (come, peraltro, riconosciuto da alcune sentenze), ponendo in essere le iniziative amministrative necessarie a rifondere le II.PP.AA.BB e i Comuni che hanno versato alle II.PP.AA.BB. le integrazioni delle rette; verificare quello che succede in alcune II.PP.AA.BB. (come denunciato persino in alcune interrogazioni da parte di parlamentari della maggioranza) dove abbiamo lavoratori che non percepiscono stipendi e si esternalizzano servizi. Insomma, la Regione non può assistere impotente rispetto a questo sfacelo e noi non possiamo limitarci ad indicare ai lavoratori la via dell’azione legale che è lunga e dispendiosa. Occorre trovare, ed in fretta, una soluzione politica che ridia speranza e certezza a questi lavoratori e che renda – concludono Agliozzo e Raso – le II.PP.AA.BB. delle moderne aziende pubbliche di servizi alla persona”.
